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AVELLINO - “LA FELICITÀ È UNA SCELTA”

Si è tenuto il 6 Settembre, l’evento “La felicità di abbracciarsi”, organizzato da “Meglio essere felici- felicità in azione”. l’iniziativa si è svolta nella sede dell’associazione in via Largo S. Scoca, angolo via Macchia ad Avellino.
Raffaele Spagnuolo, organizzatore dell’evento approfondisce i dettagli in merito.
Di cosa si occupa di preciso “Meglio essere felici- felicità in azione”?
“Per iniziare vorrei chiarire il significato del nome dell’associazione: ‘meglio essere felici’, sta ad indicare che la felicità è una scelta, non viene mai dall’esterno perché l’unica cosa che ci rende felici è la capacità di esserlo; ‘felicità in azione’ perché bisogna allenarsi a stare bene, è una condizione interiore di conoscenza del sé che crea i presupposti per vivere in una condizione di disponibilità alla gioia. In questo spazio, tentiamo di creare le basi per essere felici, organizziamo degli incontri, arricchiamo la conoscenza dell’argomento, proprio perché si possa allargare la visione del concetto di felicità le cui accezioni sono tante. Tutti si aspettano qualcosa o qualcuno che li faccia stare bene con loro stessi, non rendendosi conto che nulla di ciò che viene dall’esterno può realmente farlo. La felicità forse non è l’obiettivo ma il percorso per arrivarci, cercandola ossessivamente non la si troverà mai. Quindi questo è un luogo in cui vorremmo fortificare le relazioni autentiche, cioè in grado di essere vissute con il cuore, non giudicanti, in cui c’è voglia di comunicare, ma anche capacità di ascoltare ed affidarsi.”
Da cosa è cominciato il vostro percorso e che ruolo sentite di ricoprire?
“Io ho 65 anni, sono un architetto, ho preso un master in architettura bioecologica e tecnologie sostenibili per l’ambiente ed ho lavorato sempre come libero professionista. L’architettura continua a piacermi molto, ma ormai non è più gratificante, è diventata una lotta, un ambiente non salutare, non è più la disciplina che progetta il benessere della collettività. Ho anche dei trascorsi politici, sono cresciuto pensando che la politica fosse lo strumento per le trasformazioni a favore della società, ma non vedo più in essa un mezzo per ottenere cambiamento e innovazione. Ho deciso, quindi, di lavorare su me stesso: ho frequentato un corso di counselor, ho studiato con le arti terapie fortificando le mie conoscenze ed infine ho deciso di creare uno spazio che potesse essere a disposizione di tutti coloro che vogliono migliorare ed esplorare la loro interiorità. Ora come ora, non credo di ricoprire alcun ruolo, infatti un maestro non si può autodefinire, può solo essere considerato tale.”
Solitamente chi risponde alle iniziative proposte dalla vostra associazione?
“Il pubblico nelle iniziative è molto eterogeneo, inizialmente è stata una sorpresa incontrare persone che non avevamo mai visto. Qui, il singolo diviene gruppo, a patto che non si irrigidisca in un sistema chiuso, perdendo la capacità di relazionarsi con chi non fa parte della propria cerchia di conoscenze.”
Come si è svolto l’ evento del 6 Settembre, “La felicità di abbracciarsi”?
“L’evento, “La felicità di abbracciarsi”, l’abbraccio è uno degli strumenti per relazionarsi in maniera empatica con l’altro. È comunicare nel silenzio, nel contatto, nella pelle. Ognuno ha portato con sé una benda e ha preso parte a delle attività finalizzate al contatto fisico, eliminando la comunicazione verbale; infine, sempre bendati, si tutti hanno scelto un compagno con il quale, abbracciati, hanno ballato sotto le note del tango. Ho scelto il tango perché è , forse, l’unico ballo in cui la ballerina non sa mai qual è il passo successivo, è un linguaggio, una struttura con cui si comunica. L’abbraccio, quindi, è uno degli strumento per relazionarsi empaticamente con l’altro, è comunicare in silenzio, nel contatto, nella pelle.”
Quali sono i prossimi appuntamenti?
“Ci sarà l’evento ‘Sogno tribale’; successivamente, verrà Antonio Marotta, un musico terapeuta che suona musica popolare; poi, una serata di canzoni e prosa sull’accezione del contesto femminile nella società; verrà un importante ospite del teatro di Napoli che terrà dei laboratori. Inoltre, il sabato c’è un gruppo di persone che studiano e imparano il tango decodificandone i passi, non insegnando solo la fisicità del ballo, ma anche il suo lato empatico.”
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